MartaSonzogniSono Sonzogni Marta, laureata Magistrale in Ingegneria Edile a marzo 2018 presso l’Università degli Studi di Bergamo.

La scuola superiore che ho frequentato è stata il Liceo socio-psico-pedagogico (scelto con l’obiettivo di andare ad insegnare, un po’ influenzata inconsciamente dal fatto che mia mamma fa la maestra elementare). Nel corso degli anni del Liceo, però, mi sono resa conto che le materie di indirizzo non mi piacevano, per cui ho deciso di cambiare strada. Ero molto incuriosita ed interessata dal settore del design degli interni, per cui ho fatto il tirocinio previsto nell’estate della quarta superiore presso un’azienda di arredamento d’interni, in cui ho iniziato ad avere a che fare con programmi di disegno al PC. Quello che facevo mi piaceva, così ho iniziato ad informarmi per l’Università: siccome l’indirizzo di Design degli interni mi sembrava un po’ limitato ad un ambito specifico, ho deciso, dopo la maturità, di fare il test al Politecnico di Milano per accedere alla Facoltà di Architettura. Ero molto entusiasta e speravo tanto di passare quel test perché mi sembrava fosse la mia strada. Purtroppo (ma oggi mi viene da dire per fortuna) quel test non l’ho passato: sono stata al primo posto tra gli esclusi dal test e non sono stata ripescata. È stato un momento davvero difficile perché ho visto crollare tutti i miei progetti. Essendo decisa a continuare comunque gli studi, ho cercato una facoltà che avesse delle materie in comune con la facoltà architettura e che accettasse ancora iscrizioni, con l’obiettivo di rifare poi, l’anno successivo, il test per accedere alla facoltà di architettura. Mi sono così iscritta alla facoltà di Ingegneria Edile presso l’Università degli Studi di Bergamo, che dopo la maturità non avevo nemmeno preso in considerazione in quanto pensavo di non essere in grado, vista la mia formazione umanistica. Il primo anno mi è piaciuto, sia come ambiente che come materie; i corsi che mi sono piaciuti di meno sono stati quelli ad indirizzo più architettonico, per cui ho deciso di continuare lì il mio percorso di studi. Ad oggi sono contenta di aver preso quella decisione, che mi è costata molta fatica ma anche molte soddisfazioni. 

Gli anni dell’Università sono stati molto intensi in quanto Ingegneria Edile, per come l’ho vissuta io, è una Facoltà impegnativa perché necessità di una grande costanza e di un impegno continuo in uno studio serio; sono questi gli elementi che, insieme alla determinazione, mi hanno aiutata a superare i momenti di difficoltà e ad arrivare sino al conseguimento della Laurea Magistrale. L’Università ha contribuito alla mia crescita professionale e personale per diversi aspetti: ho imparato a lavorare in team grazie agli esami che prevedevano progetti di gruppo, mi ha dato un’impostazione e una forma mentis che mi permette di affrontare con un certo metodo i problemi che incontro, mi ha insegnato ad andare in fondo alle cose e mi ha dato nozioni teoriche fondamentali per il lavoro che ora svolgo. Un’esperienza dell’Università per me significativa è stata anche quella della tesi, in cui, insieme alla mia relatrice, la Prof.ssa Natali Sora, e ad un mio compagno di studi, ho studiato e sviluppato un modello di depurazione dell’acqua dai microinquinanti basato sul processo della fotocatalisi. Poiché il nostro lavoro di tesi tratta un problema molto attuale proponendone una soluzione innovativa, abbiamo pensato di presentarlo al concorso Start Cup Bergamo 2018, valutando l’idea di un suo approfondimento e sviluppo anche oltre la tesi. Quello di Start Cup Bergamo è stato un percorso interessante, in quanto ci sono state illustrate le diverse implicazioni legate alla trasformazione di un’idea in un progetto imprenditoriale. Ci siamo classificati al secondo posto della competizione e abbiamo vinto il premio come progetto con il più elevato impatto sociale; abbiamo poi successivamente partecipato e vinto anche il concorso Lifebility Award 2018 promosso dal club Lions di Milano. È stata un’esperienza che mi ha arricchito, facendomi conoscere una nuova realtà, nonché possibile alternativa per il mio futuro professionale. 

Finita l’Università ho iniziato a lavorare in uno studio di progettazione operante nel settore civile ed Oil & Gas, in cui sono rimasta per circa 4 mesi. Nonostante una prima impressione molto positiva, non mi sono trovata bene: il lavoro era molto monotono (non erano necessarie particolari conoscenze/competenze per svolgerlo), imparavo davvero poco, l’ambiente lavorativo era abbastanza stressante e per nulla gratificante, i colleghi erano (come me) tutti insoddisfatti del lavoro ed economicamente posso dire che ciò che guadagnavo mi bastava giusto a pagarmi le spese del viaggio casa-lavoro e del pranzo. Ero molto delusa e scoraggiata perché finita l’Università non mi aspettavo un mondo del lavoro di questo tipo. Ho quindi ripreso a fare colloqui. Tra i vari colloqui ne ho fatto uno in un’impresa di costruzioni, realtà che non avevo mai preso in considerazione ma che durante il colloquio mi ha incuriosita molto perché mi è sembrata un’ambiente serio e in cui avrei avuto la possibilità di imparare molto, anche se diverso dallo studio di progettazione in cui mi immaginavo idealmente dopo la laurea. Ho così deciso di iniziare proprio in quell’impresa, l’Impresa Fratelli Rota Nodari di Almenno San Bartolomeo, in cui lavoro ancora oggi. 

Oggi sono un’impiegata dell’ufficio tecnico dell’Impresa Fratelli Rota Nodari S.p.A.; sono soddisfatta e mi ritengo fortunata del mio posto di lavoro, in quanto mi piace sia il tipo di lavoro che svolgo che l’ambiente in cui mi trovo: serietà, positività, collaborazione, lealtà e correttezza sono i valori che ho trovato, e che, per come la vedo io, rendono gradevole (e anche più produttivo) un ambiente di lavoro. 

Le principali mansioni che svolgo sono:

- tracciamenti e rilievi tramite stazione totale robotica; 

- analisi di gare pubbliche e private e redazione delle relative offerte;

- elaborazione della contabilità di cantiere;

- assistenza al responsabile di commessa. 

Mi sono resa conto che l’80% delle competenze/conoscenze necessarie nel mio lavoro l’ho appreso sul campo, non in Università; ciò che mi ha dato l’Università sono sicuramente le nozioni teoriche che mi permettono di comprendere a fondo gli elaborati e i documenti con cui ho a che fare ogni giorno, ma soprattutto il metodo con cui affronto i compiti che mi vengono assegnati e i problemi che incontro. 

Mi sono iscritta a Ingegneria Edile, che dopo la maturità non avevo nemmeno preso in considerazione in quanto pensavo di non essere in grado, vista la mia formazione umanistica. Sono contenta di aver preso quella decisione, che mi è costata molta fatica ma anche molte soddisfazioni. 
 

29/05/2020 - 11:40